CRESA Informa n. 2/2024

Gli indicatori di benessere relativi a “politica ed istituzioni” mostrano una regione con significativi divari rispetto non solo alla media nazionale ma anche alle altre regioni del Mezzogiorno. Il periodo pandemico sembra aver accentuato alcuni negativi caratteri di fondo della società abruzzese.

Il Benessere equo e sostenibile (Bes) è un concetto multidimensionale e, in quanto tale, per essere misurato richiede un’ampia gamma di indicatori in grado di rappresentarne la complessità attraverso una lettura integrata. Istat si dedica da anni allo studio di questo concetto e degli indicatori che in maniera sintetica ed efficace possano descriverlo. Uno dei principali obiettivi di questa analisi condotta periodicamente è dare conto dei divari poiché il benessere non può definirsi tale se non è equamente distribuito.

Sotto un profilo generale, secondo l’analisi del CRESA – Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia – dei dati più recenti del Bes il livello di benessere relativo dell’Abruzzo appare relativamente più basso rispetto alla media italiana per quanto superiore rispetto al complesso dei territori del Mezzogiorno. Nel 2022 (ultimo anno di riferimento dei dati) mentre per l’Italia nel suo complesso il 43% degli indicatori si colloca nelle due classi più elevate, solo un terzo degli indicatori delle province abruzzesi si colloca in questa posizione (a fronte del 26% del Mezzogiorno).

Tra i domini del benessere considerati dal Bes in questo numero ci focalizziamo sulla sfera denominata “politica ed istituzioni”. Tale dominio viene misurato attraverso i seguenti indicatori:

  1. Partecipazione elettorale (elezioni europee)
  2. Affollamento degli istituti di pena
  3. Amministratori comunali donne
  4. Amministratori comunali con meno di 40 anni
  5. Capacità di riscossione dei comuni e delle Amministrazioni provinciali.

Al 2022, la maggioranza degli indicatori del dominio registra per l’Abruzzo livelli inferiori alla media nazionale e, in alcuni casi, anche del Mezzogiorno. Con riferimento ai singoli indicatori il quadro è il seguente. Nelle ultime elezioni del Parlamento europeo (nel framework Bes la partecipazione elettorale è misurata con riferimento alle elezioni di questa istituzione, in modo da disporre di una misura comparabile a livello internazionale) nel 2019, la partecipazione alla tornata elettorale si è attestata in Abruzzo al 52,6% a fronte di una media nazionale del 56,1 per cento, per quanto ben superiore a quella delle altre regioni del Mezzogiorno.

La quota di presenza femminile nelle amministrazioni comunali abruzzesi misurata al 2022 è piuttosto bassa (28%) sia nel confronto nazionale che circoscrizionale, mostrando una relativa maggiore penalizzazione delle donne all’interno della regione per quanto in un quadro nazionale che resta ben distante dall’equilibrio di genere. In particolare, è in provincia di Pescara che si registra una accentuata riduzione della quota di amministratori comunali donne, unico dato in controtendenza nella regione.

Resta modesta, sempre con riferimento nello stesso anno, anche la partecipazione dei giovani alle attività amministrative locali, anche in questo caso in un contesto nazionale non particolarmente brillante: appena solo il 27% degli amministratori comunali abruzzesi ha meno di 40 anni che, per quanto sostanzialmente in linea con quello nazionale, mostra tuttavia di deteriorarsi più intensamente negli anni recenti.

Per quanto riguarda l’autonomia finanziaria degli enti locali, nel 2020 il rapporto percentuale tra le riscossioni in conto competenza dei comuni abruzzesi e le entrate accertate si attesta al 75% collocandosi ad un livello inferiore rispetto a quello medio nazionale. In particolare, tra il 2019 ed il 2022 sembra diminuire in maniera più significativa la capacità di riscossione dei comuni abruzzesi appartenenti alle province di L’Aquila e Chieti.

Lo stesso indicatore, calcolato con riferimento alle amministrazioni provinciali, migliora sensibilmente, salendo all’87%, e collocandosi nettamente al di sopra della ripartizione meridionale.

A livello nazionale, nel 2022 l’indice di affollamento degli istituti di pena – misurato dal numero di detenuti presenti per 100 posti regolamentari – appare migliorato rispetto a quello critico del pre-pandemia mentre in Abruzzo sembra ancora collocarsi ad un livello piuttosto critico (pari a 113) ben al di sopra sia del livello medio nazionale che di quello del Mezzogiorno.

In prospettiva territoriale, tra le province abruzzesi si osservano differenze significative. Pescara presenta un profilo favorevole dal punto di vista della partecipazione politico/amministrativa (risulta la migliore in Abruzzo sia per la maggiore partecipazione elettorale sia per la più elevata capacità di riscossione). Per contro, la stessa provincia si distingue negativamente per il basso coinvolgimento in ruoli amministrativi comunali sia in termini di genere (bassa presenza di donne tra gli amministratori comunali) sia generazionali (la quota di amministratori comunali con meno di 40 anni è molto inferiore a quella media regionale) che invece premia particolarmente l’area chietina. La provincia dell’Aquila presenta il minor tasso di partecipazione elettorale (48%, 11 punti percentuali in meno rispetto a Pescara) e una più bassa capacità di riscossione delle amministrazioni provinciali (69% nel 2020). Chieti, infine, si distingue non solo per la maggiore presenza di giovani sugli scranni delle amministrazioni comunali ma anche per il più basso indice di affollamento degli istituiti di pena (90%).

Il documento in formato Pdf CRESA Informa 2_2024 – BES politica