CRESA Informa n. 3/2026

Tra il 2023 e il 204 il reddito disponibile delle famiglie abruzzesi cresce più della media italiana e delle ripartizioni nazionali e l’Abruzzo si colloca per incremento alla 6° posizione tra le regioni.

Il valore pro capite, che nel 2024 è di 20.309 € (13° posto), pari all’88% di quello nazionale e al 114% del meridionale, colloca l’Abruzzo tra le prime dieci regioni (7°).

Bene Teramo per trend e Pescara per valore, in difficoltà Chieti e l’Aquila

Il 20 marzo scorso sono stati pubblicati i dati Unioncamere – Centro Studi Tagliacarne sul reddito disponibile delle famiglie italiane relativi al 2024.

Si tratta di un indicatore molto importante perché, misurando la differenza tra le entrate (principalmente da reddito da lavoro dipendente, da capitale, da prestazioni sociali, figurativo da possesso di abitazione) e le uscite (imposte e contributi sociali), quantifica la capacità di spesa delle famiglie e consente, quindi, di valutare il livello di benessere economico di una popolazione.

Secondo quanto emerge dall’analisi del CRESA – Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia nel 2024 il reddito disponibile delle famiglie abruzzesi registra un aumento su base annua (+3,43%) maggiore del resto del Paese (+2,98%) e anche singolarmente presi del Mezzogiorno (3,38%), del Centro (+2,95%) e del Nord (+2,80%). Particolarmente brillante la performance di Teramo che, con un aumento del 4,80% si colloca al quinto posto della classifica delle province italiane preceduta da Rimini, Ragusa, Venezia e Benevento. Molto più giù nella graduatoria, con incrementi inferiori alla media abruzzese e meridionale, figurano Pescara (52° con +3,09%), L’Aquila (60°, +2,75%) e Chieti (62°, +2,59%).

Se si considera, invece, il reddito disponibile pro-capite che, mettendo in relazione il reddito di un territorio con il numero di residenti, fornisce una misura più precisa del grado di ricchezza degli individui che su di esso insistono, l’Abruzzo passa da 19.636 del 2023 a 20.309 euro del 2024 (+3,43%) e si conferma al 13° posto della classifica delle regioni italiane seguito dalle altre 7 regioni meridionali. Il valore abruzzese è sensibilmente inferiore a quello nazionale (88%) e superiore rispetto a quello meridionale (114%).

A livello provinciale primeggia per incremento annuo Teramo che, con un +4,6%, sale da 20.187 del 2023 a 21.121 euro del 2024 (dalla 67° alla 63° posizione della classifica per valore) piazzandosi al 14° posto della graduatoria nazionale per incremento annuo.

A spiccare per maggior valore è invece Pescara che nel 2024 riporta un reddito disponibile pro capite di 21.618 mila euro (erano 20.929 nel 2023, +3,3%) e passa dalla 61° alla 60° posizione.

Seguono anche nel caso del valore pro capite dell’indicatore Chieti e L’Aquila. La prima sale da 19.779 a 20.350 (+2,9%) e si conferma per valore alla 69° posizione della classifica delle province, la seconda registra un incremento annuo del 2,9% e da 17.469 arriva a 17.985 euro (dalla 79° alla 81°).

Rispetto al valore regionale, le province abruzzesi si posizionano in modo molto diverso. Pescara e Teramo lo superano rispettivamente del 6 e del 4%, Chieti lo equipara e L’Aquila si posiziona al di sotto di esso di 11 punti percentuali.

È indubbio che, dopo un decennio di stagnazione, il reddito disponibile delle famiglie italiane è tornato negli ultimi tre anni ad aumentare. Detto così sembra che l’economia italiana sia tornata a crescere, ma, a ben guardare, la realtà è meno confortante. La crescita economica passa, infatti, per l’aumento della produttività che a sua volta necessita di un Pil pro capite in espansione,  ma  il
Pil pro capite italiano continua ad essere troppo basso. Ma perché il Pil pro capite resta basso e il reddito disponibile aumenta? La spiegazione sta nella composizione del reddito. Una parte rilevante del reddito delle famiglie deriva da trasferimenti statali che sono redistribuzione, non nuova produzione e che, pertanto, non alimentano la crescita della ricchezza.

Ed essendo proprio il mantenimento del sistema di welfare (pensioni e sanità) ad alimentare il debito pubblico, una parte dei redditi delle famiglie sono redditi da debito e non fanno crescere la produttività. È questa una delle criticità strutturali del sistema italiano che richiederebbe invece per essere sostenibile nel lungo periodo di creare più valore e non solo di redistribuirlo.

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